2012

10.08

Carpe diem

Di nuovo a casa

di

Il gruppo sceso con me a Kampala ... insieme ai ragazzi della casa per gli orfani

Eccomi di ritorno. Ancora un po’ scombussolata dalle poche ore di sonno e dal volo notturno, ma felice come sono sempre dopo un’esperienza che riempie il cuore. Perché questo sono stati i 10 giorni appena trascorsi in Uganda, in missione da padre John.

Con me c’erano 6 volontari e sostenitori, ma soprattutto compagni di viaggio e amici. Molti altri compagni di viaggio e amici, poi, li abbiamo trovati o ritrovati in missione, dove ci siamo sentiti come a casa.

E’ stato un andare che per molti versi, anche per chi non aveva mai visto l’Uganda, ha voluto dire anche ritornare. Ritornare all’autenticità dei valori veramente importanti, ritornare agli affetti che non si comprano con i soldi ma si conquistano con una parola gentile, un sorriso, un abbraccio. Ritornare a sentimenti che nella frenesia del nostro mondo occidentale troppo spesso tendiamo a dimenticare, o a perdere per strada.

Sono stati 10 giorni intensi e preziosi: abbiamo incontrato migliaia di persone e visto i tanti progetti che Italia Uganda porta avanti insieme a Padre John, dalla scuola elementare, alle superiori, all’asilo, alla casa per gli orfani, all’ospedale, con i visetti raggrinziti ma beati dei nuovi nati (al ritmo di almeno 2-3 al giorno). Dai primi lavori per costruire la scuola alberghiera a Luzira, alla periferia di Kampala, a quelli più avanzati della scuola d’infanzia al nord, ad Awach, in una zona che porta ancora i tragici segni di una guerra civile appena conclusa.

Il nostro percorso da Kampala al Nord Uganda e ritorno

In questi 10 giorni abbiamo viaggiato molto, per cercare di conoscere il più possibile quel meraviglioso paese che è l’Uganda, pur nelle sue mille contraddizioni: le cascate mozzafiato e a pochi chilometri gli edifici distrutti dalla guerra, il centro di Kampala con gli hotel eleganti e nei sobborghi le strade sterrate e piene di buche e di immondizia, i parchi naturali e, a pochi metri dall’uscita, i bambini scalzi e vestiti di stracci, con una tristezza grave nei profondi occhi neri.

Andrea, uno dei più giovani membri del gruppo (ha 13 anni ma la saggezza di un adulto) ha tenuto una mappa digitale del percorso che abbiamo seguito: mi piace mostrarvelo, perché è un percorso di solidarietà e di condivisione. Lo trovate qui a fianco: un filo rosso di 1.200 km in diverse tappe, ognuna delle quali è stata importante per approfondire chi siamo, cosa facciamo, dove vogliamo andare.

In questi 10 giorni abbiamo capito che purtroppo c’è ancora tanto da fare per dare un futuro diverso ai bambini dell’Uganda, ma ci siamo anche resi conto che non è certo un obiettivo irrealizzabile: per raggiungerlo basta l’impegno di tutti noi.

Insieme possiamo davvero farcela! :-)

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