2016

12.02

We can

In servizio civile a Kampala

di

Oggi ho pensato di dare la parola a Chiara, una ragazza di Modena che sta facendo un’esperienza di Servizio Civile Internazionale qui a Kampala e collabora con Emmaus Foundation, l’organizzazione locale di Padre John, da ormai 4 mesi.

chiara

Chiara regala uno splendido sorriso a una bimba ugandese

Non è semplice fare un resoconto di quello che sto vivendo qui a Kampala dopo soli quattro mesi di permanenza.

La prima sensazione appena atterrata in Uganda però la ricordo bene: è l’aria calda che ti assale all’uscita dall’aeroporto e tante facce nere che ti chiedono se hai bisogno di un taxi. Il mio OLP (“Operatore locale di progetto” … diciamo il mio responsabile!) era lì a prendermi … quindi c’è stato il viaggio in macchina di un’ora per arrivare a Kampala, la sistemazione in casa SVI (Servizio Volontario Internazionale) e le prime e impulsive impressioni prima di andare a dormire, sotto la zanzariera.

Da quel 21 settembre non c’è voluto molto per abituarmi a una nuova casa, a nuovi modi di spostarsi, di vivere gli spazi, a capire dove comprare cosa e a quale prezzo … alle azioni quotidiane insomma.

Ma gli aspetti meno pratici, di comprensione e integrazione in una nuova cultura, che ha ovviamente un’impostazione mentale completamente diversa dalla mia, le dinamiche di un paese povero, ma in rapidissima espansione, ecco, questi restano alcuni dei lati più difficili da definire, e non sono sicura che un anno basterà a fissarli in modo un po’ più chiaro nella mia testa.

Una delle riflessioni che ho trovato più interessante in questi primi mesi è nata dal toccare con mano le enormi conseguenze che ha avuto e continua ad avere sui paesi del Sud del mondo il tentativo di esportare il nostro modello di “sviluppo” (se così possiamo chiamarlo) occidentale.

E’ incredibile vedere quanto gli ugandesi, in questo caso, ma suppongo la maggioranza dei popoli africani, vedano l’uomo bianco (“muzungu”) come un modello da emulare; è assurdo per me constatare come il colore della pelle crei ancora pregiudizi, e trovo inaccettabile che nel 2016 i due emisferi della terra vivano in modo così diverso e al tempo stesso con i medesimi enormi divari interni tra ricchi e poveri.

Purtroppo i paesi dei Sud del mondo non hanno avuto la possibilità di scegliere un proprio modello economico, e per questo mi trovo qui, per continuare a favorire l’impegno degli enti e delle associazioni non profit, affinche’ possano contribuire a qualche cambiamento in questo senso.

Emmaus Foundation, in questo caso, un’organizzazione cresciuta tantissimo negli ultimi anni anche grazie a ITALIA UGANDA e ai sostenitori italiani, rappresenta qui a Kampala un importante punto di riferimento per la popolazione locale, a cui offre assistenza medica e formativa, oltre che concrete opportunità di impiego, e assicura un vero aiuto alla popolazione ugandese in difficoltà.

In questi primi mesi di servizio ho avuto modo di conoscere la maggior parte dello staff e cerco di dare il mio contributo giornaliero, in base alle esigenze della Emmaus: la mia speranza è che alla fine di questo anno possa restare un ricordo positivo del mio lavoro.

Il più grande augurio per me stessa è quello di scrivere su questo blog, a servizio concluso, in modo ancora più consapevole, appagata e soddisfatta. Nel tempo che mi rimane vorrei, pertanto, cercare di trarre il meglio da ogni esperienza e approfondire la conoscenza di me stessa e della cultura locale giorno dopo giorno.

E noi saremo felici di sentire la sua condivisione di vita, sarà in ogni caso un confronto utile e costruttivo: buon cammino Chiara!

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2 commenti per “In servizio civile a Kampala

  1. Leggo ora la tua Storia.È una grazia di Dio Essere li poter fare quello che stai facendo.Ti auguro ogni bene.abbraccia per me tutti i bimbi che puoi.Come vorrei poterlo fare anche io

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