2018

23.02

We can

JULIE M. UNA RIFUGIATA CONGOLESE RITROVA LA SPERANZA DOPO AVER INCONTRATO PADRE SCALABRINI

di

Julie M. è una donna congolese che ci ha raccontato la sua storia di rifugiata, una storia di dolore ma anche di speranza. La storia di chi, con immensi sforzi e sacrifici, si sta riprendendo dalla drammatica esperienza della guerra e della fuga dal proprio Paese, dalla sopraffazione, dalla violenza e dalla perdita di tutto ciò che aveva.
Per una storia che regala speranza ci sono centinaia, migliaia di storie di chi – solo e indifeso – ha perso tutto e ogni giorno rischia di perdere l’unica cosa che gli è rimasta: la propria vita.

 

Julie è una donna e madre che, con i suoi tre figli, è scappata dal Congo devastato da un confronto armato tra l’esercito governativo e diversi gruppi di miliziani ribelli. (http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2017/04/24/news/congo_la_situazione-163802622/)

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Mamme con i loro bambini a Luzira, Kampala

E’ arrivata in Uganda da Bunagana, una citta di confine, fuggendo dall’ospedale dove il marito era stato assassinato e dove ha rischiato di perdere la vita anche lei.
Ha varcato illegalmente il confine il 12 ottobre 2012, su un camion che trasportava beni di prima necessità. Nei lunghi giorni di viaggio, si è riparata con i figli in rifugi di fortuna o hanno dormito per strada, esposti al freddo e ai pericoli.  Arrivati in Uganda si sono rifugiati in una chiesa in costruzione a Katwe, per un anno hanno dormito sul pavimento dell’edificio non ancora terminato. Julie ricorda come nella stagione delle piogge l’edificio si allagava, perché era senza tetto. Bagnati fradici e infreddoliti, i suoi bambini si sono ammalati tante volte.

Dopo un anno di questa vita, il cui ricordo è solo di privazione e solitudine, Julie e i figli hanno trovato riparo a casa di una persona di buon cuore che li ha accolti, ma che aveva così poco da poter offrire loro solo una stanza della sua casa. Julie e i suoi figli avevano finalmente un tetto sopra la testa, ma niente da mangiare, né vestiti, non potevano curarsi quando si ammalavano e i bambini non potevano andare a scuola.

Julie ha cercato un lavoro ma in città sono migliaia le donne che, senza istruzione nè la protezione di una famiglia e un marito, cercano un lavoro per mantenere se stesse e i propri figli.
Julie è andata di casa in casa, proponendosi come lavandaia, un lavoro saltuario e malpagato, che spesso fanno le donne più povere a Kampala, come in tante altre città.
Ma raramente è riuscita a trovare qualcuno che volesse i suoi servizi, proprio perchè sono tante le donne che si propongono per svolgerli.

Ha provato così a vendere della piccola bigiotteria a Kampala, una attività che la occupava dall’alba a notte, tutti i giorni della settimana. La fatica era tanta e il guadagno minimo, ma almeno riusciva a dar da mangiare ai suoi figli.

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Una donna lavora con il suo bambino sulla schiena

Julie e i suoi bambini hanno subito tante esperienze terribili di violenza e sopraffazione, così soli e indifesi com’erano in un Paese che non conoscevano, senza amici e senza soldi.
Ma Julie non si è mai persa d’animo e ha lottato ogni giorno per crearsi una nuova vita e dare ai suoi figli l’opportunità di avere un futuro.

Nel febbraio 2016 nella vita di Julie e dei suoi bimbi è arrivato un raggio di sole, grazie all’incontro con padre Giovanni Scalabrini.
Come tanti altre persone in difficoltà, Julie si è recata alla missione di Luzira in cerca di aiuto per iscrivere i suoi figli a scuola: non la frequentavano da 4 anni.

Il desiderio più grande di questa mamma era mandare i suoi bambini a scuola, ma da sola non poteva farcela. Con l’aiuto di padre Giovanni e ITALIA UGANDA Onlus i bambini hanno ricominciato a studiare.

Oggi questa famiglia ha lasciato il suo passato tormentato alle spalle e guarda al futuro con una nuova speranza.

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4 commenti per “JULIE M. UNA RIFUGIATA CONGOLESE RITROVA LA SPERANZA DOPO AVER INCONTRATO PADRE SCALABRINI

    • é grazie al sostegno di tutti voi che riusciamo a portare avanti le opere di padre Scalabrini in Uganda. La storia di Julie ci ricorda che: “Ogni persona andrebbe valorizzata, non per quello che ha, ma per quello che è, perchè nel volto di ogni essere umano splende l’immagine di Dio”, una frase che padre Giovanni ripeteva spesso e che lo ha ispirato in tutto il suo operato a fianco di moltissime persone, come Julie che hanno bussato e che ancora oggi bussano alle porte della missione.
      Un caro saluto

  1. Ho avuto il piacere di conoscere, anche se solo negli ultimi tre anni della sua vita, la splendida persona che era padre John.Mi ricordo l’ultima alla festa, quando contro il parere del medico, e seguito dallo stesso, fosse venuto e ha celebrato messa. Questa storia testimonia come sia tanto l’amore che lui ha dato a chi non ha niente. E anche quanto l’associazione italia Uganda sia stata accanto a lui nel promuovere e far conoscere le sue necessità .

    • Carissima Lucrezia, grazie per aver condiviso con noi questo tuo ricordo di padre John. è importante portare avanti insieme la missione di padre Jhon a favore dei più poveri, mettendoli al primo posto, proprio come lui stesso ci ha insegnato. Grazie per il tuo sostengo!
      Un caro saluto.

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