2012

04.07

Carpe diem

“Kabul” è casa

di

Ciao a tutti!

Chiacchiere, cibo e risate a pranzo

Poco fa stavo guardano le ultime immagini scattate da Patrick, il fotografo che lavora con Padre John, per aggiornarci sull’andamento dei vari progetti in Uganda. Ne ho trovate alcune molto belle del momento del pranzo dei ragazzi che vivono a Bbiina nella nostra casa per gli orfani. E’ un piccolo rito quotidiano in cui si ritrovano tutti insieme, proprio come in una vera famiglia.

Stavo giusto pensando di pubblicarle sul blog e cercavo le parole per raccontarvele, quando mi è tornata alla mente una pagina bellissima che ci ha inviato Stefania, una delle “accompagnatrici” del viaggio in Uganda dello scorso aprile organizzato per il 50esimo di sacerdozio di Padre John. Stefania parla proprio di questa casa, che per circa 10 giorni è stata una casa anche per lei e per tutto il gruppo sceso in missione. Anzi, così come per tutti i bambini ed i ragazzi accolti, forse “Kabul” è stata ed è molto più di una casa.

Lascio quindi volentieri la parola a Stefania.

“Kabul”, cioè Casa St. Stephen and Leonard è, a Bbiina, la casa di chi non aveva una casa.

Kabul, la Casa degli Orfani, costruita dall’associazione Italia Uganda grazie ad una donazione in memoria e all’aiuto di tanti benefattori, ospita oggi 80 ragazzi che l’hanno chiamata così perché, quando era solo un rudere, somigliava alle case distrutte dalla guerra in Afghanistan che loro vedevano in televisione. Ma Kabul è diventata una bella casa, vera; è la loro casa, la casa di chi non ha un altro posto dove stare, la casa di chi la ama e la vive perché è una parte della storia di ognuno.

Tutti insieme ad un tavolo della sala da pranzo ... che bella famiglia!

Kabul è stata casa anche per noi ed è una parte di quell’altra storia, la mia, che, iniziata tanto tempo fa, è rimasta in un angolo di anima, invisibile e, inaspettatamente, ora è uscita dall’ombra. Un viaggio in Uganda, Kampala-Gulu-Kalongo, una strada che ora anch’io ho percorso dopo che ha segnato la mia vita attraverso mio padre. Lui se n’è andato ma non mi ha lasciata; torna con me in Uganda ancora e ancora, anzi credo che lui mi abbia condotta fino a qui e sia rimasto accanto a me, stretto ai miei pensieri, ora che vede questa terra solo attraverso i miei occhi.


E … un altro segno. Mio marito Marco ed io abbiamo ‘incontrato’ Kabul la prima volta quando era appunto solo una creatura decadente ed ora ci ha aperto le sue porte e la sua anima nuova offrendoci una camera luminosa, acqua (non sempre, ma … siamo in Africa!), voci gioiose, sguardi curiosi e discreti, passi veloci nei corridoi e tanti sorrisi. Agostino, Apollonia, i ragazzi di Kabul, tutti si sono fatti da parte e ci hanno fatti entrare facendoci sentire in quel modo così speciale che ritroviamo solo qui.

Quindi Italia, Uganda, Kabul, vicende umane e l’immensità di un pensiero più grande e di una sorprendente avventura. Partire per ritrovare e per ritrovarsi, tornare un po’ ritrovati e sempre in cerca di un senso.
Stefania

Grazie Stefania!! :-)

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4 commenti per ““Kabul” è casa

  1. grazie Stefania, la tua breve testimonianza è stata di un’intensità esemplare… che la forza dell’amore riesca a rinnovare in noi il desiderio di guardare sempre al più debole con occhi compassionevoli e generosi…
    giampaolo

  2. Cara Stefania,

    le tue riflessioni mi hanno veramente commosso; la tua sensibilità e i tuoi sentimenti mi hanno toccato profondamente e hanno risvegliato in me quelle forti sensazioni che provo ogni volta che mi vengono in mente i cari ragazzi di Kabul, casa nella quale, come sai, anch’io ho alloggiato durante il nostro fantastico soggiorno in Uganda e in cui mi sono trovato molto a mio agio. Il pensiero poi rivolto a tuo padre che ti segue e vede quella terra lontana attraverso i tuoi occhi è un sentimento bellisimo, che ti aiuta senz’altro a superare il dolore per la sua perdita, perché dalle tue parole si capisce … si sente che lui è in te e che dal tuo cuore non te lo potrà togliere nessuno. Un forte abbraccio Michele

  3. Cara Stefania,

    grazie alle tue parole, intense e commoventi, ho rivissuto la mia prima esperienza in Africa, ho sentito le voci dei ragazzi di Kabul, ho rivisto te, Marco e gli altri compagni di viaggio agli appuntamenti del mattino
    e della sera, ho respirato l’odore dolciastro che permeava nell’aria…i bellissimi ricordi sono indelebili!
    Ti capisco perfettamente quando parli di tuo padre e senti che è con te, anche in Uganda (anch’io non
    ce l’ho più). Grazie ancora.
    Un abbraccio
    M.Carla

  4. anch’io dico grazie a Stefania e alle sue parole, così profonde da toccare l’anima.
    E aggiungo un altro grazie: a tutti i sostenitori che con il loro aiuto ad Italia Uganda hanno reso possibile la realizzazione di questa nuova casa, in particolare alla mamma di Roma che ha saputo trasformare il dolore per la perdita di suo figlio in generosità e amore per tanti “figli” lontani. Grazie!
    un abbraccio a tutti
    cinzia

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