2016

20.12

We can

La tradizione del Natale in Uganda

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Anche in Uganda la festa del Natale è una festa molto attesa, in tutti i sensi.

Normalmente è il periodo di vacanze più lungo, sia per le scuole che finiscono il loro anno accademico con l’inizio del mese di dicembre, sia per chi ha un lavoro in qualche ufficio, in un negozio o in una fabbrica.
Tutti ritornano infatti ai loro rispettivi villaggi d’origine per festeggiare tradizionalmente, con i genitori e i parenti. I prezzi dei trasporti in questo periodo lievitano, così come lievitano i prezzi di ogni prodotto.

Le Chiese, già gremite nelle normali domeniche durante tutto l’anno, a Natale vedono raddoppiare il numero dei fedeli, presenti in massa e con una pazienza invidiabile anche a tutte le funzioni organizzate in preparazione, come se la gente uscisse da chissà dove, tutti immancabilmente vestiti a festa.

Un momento di preghiera comune

Un momento di preghiera comune

Quello che meraviglia è vedere il bianco immacolato dei loro vestiti, le scarpe tutte lucidate esattamente come fossero nuove anche se comprate il giorno precedente al mercato dell’usato, le acconciature per le donne preparate all’ultimo (i negozi dei parrucchieri sono quelli che lavorano fino a poco prima della Santa Messa e assumono per quei giorni un bel po’ di personale extra), le unghie di quelle che hanno un po’ di più di disponibilità colorate a seconda dei colori dei vestiti, preparate per lo più da uomini che girano con il materiale necessario dentro ad una scatola o un contenitore in plastica e uno sgabellino su una spalla per le strade della periferia e si fermano proprio lì per strada a soddisfare la richiesta di una donna, alla quale se ne aggiunge subito un’altra e un’altra ancora.
E si rimane sorpresi per il risultato: la fantasia e la maestria non mancano, anche se non si capisce da dove abbiano appreso tali capacità.

Ovvio che anche qui il pranzo di Natale è un pranzo speciale dove, almeno questa volta, la carne non può mancare e, soprattutto al sud della nazione, non possono mancare neppure le matoke (banane verdi bollite e schiacciate che si mangiano come noi mangiamo la polenta) e il riso, tutti cibi dei giorni di festa. Poi ognuno aggiunge quello che può e quello che più è gradito ai commensali.

Bambini dell'Uganda

Bambini dell’Uganda

Non è nella tradizione lo scambio di regali, anche se i centri commerciali esistenti nelle grosse città ne propongono, come ovunque nel mondo, di ogni sorta e ovviamente anche qui sta iniziando a prendere piede questa nuova abitudine.
Sempre nei centri commerciali si vedono le luci e qualche albero di Natale addobbato, ma nella maggioranza delle case si prepara solo la stanza dove si consumerà il pranzo con qualche stella filante appesa ai soffitti e i biglietti di Natale, ricevuti nel tempo, messi a cavallo come balocchi. Un segno di festa semplice, ma chiaro.

Sono gli affetti il centro di questa festa… qualche segno non manca, ma l’affetto che non si vede, si sente forte e rimane indelebile.

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4 commenti per “La tradizione del Natale in Uganda

  1. Sono stato tre volte in Uganda,o meglio,tre volte a casa “mia” a Luzira.Non ho casa laggiù,ma la missione di Padre John l’ho sentita come casa mia.La prima volta per il cinquantesimo del Padre,poi altre due volte per volontariato al Benedict Medical Hospital.Credo che l’unica volta che ho sentito di svolgere il mio lavoro nel senso più pieno del suo significato,nel pieno del suo volore inteso come missione,sia stato lì a Luzira.
    Lì ho assistito al Conclave che ha portato Francesco sulla cattedra di Pietro;adesso è facile fare della dietrologia,ma allora espressi il desiderio che fosse brasiliano il nuovo Papa,e si chiamasse Francesco:era una utopia,e gli amici presenti dissero troppo presto per un sudamericano…poi l’elezione.
    Lì ho riflettuto su di me,sulla mia vita,sul senso del mio esistere,sulle mie relazioni e rapporti con famiglia,figli,nipoti,amici.
    Lì ho visto il mondo con occhi diversi o forse nuovi
    lì ho tenuto in braccio bimbi piccoli ;lì ho colto la gratitudine della puerpere quando tenendo in collo il loro neonato chiedevano a me che nome avrei dato loro;
    lì ho visto una natura fantastica,persone semplici ed affettuose,spontanee(cosa che da queste parti è un pò rara),lì ho recitato tutte le sere il Rosario come facevano i miei nonni ed i miei genitori e che io non faccio mai…Lì ho ascoltato e partecipato alla S.Messa in modo diverso,più raccolto…
    Lì ho toccato il missionario,il suo lavoro,la sua fede,il suo essere uomo tra gli uomini:non un essere superiore o infallibile,ma un uomo come gli altri,ma con una spinta in più:quella che gli veniva dal suo e nostro Principale,quello che sta lassù e apre le braccia..
    Non ho passato Natale mai laggiù,ma se c’è da fare qualcosa la voglia di tornare laggiù non è venuta meno.
    Thank you Father come ti piaceva cantare la termine della Messa,Thank you

    • Carissimo Giovanni sono proprio contenta di sentire che la nostra missione è “casa” per chi viene, è questo in effetti quello che vuole essere…
      Ricordo ancora il mio primo anno in Uganda quando, girando per le missioni, trovavi in sala pranzo, sopra il tavolo o sul mobile vicino, un termos con tè e uno con caffè caldi sopra un vassoio con qualche tazza e un po’ di zucchero, di fianco qualche banana coperta da un tovagliolo, magari non c’era nessuno, ma potevi servirti, eri sempre ben venuto!
      Il missionario o la missionaria arrivavano dopo o, se proprio non c’erano, arrivava il personale che sapeva accoglierti con lo stesso calore ed è il calore che offrono quasi tutte le famiglie dei villaggi se ti capita di far loro visita: l’ospite è sacrosanto, l’accoglienza è spontanea e la si sente vera.
      Grazie per questo ricordo che sicuramente rende felice anche padre John che da lassù continua a guidarci e, sono sicura, ad incoraggiarci. Buona vita! Marilisa

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