2014

17.06

We can

MAMMA PER CASO

di

Due fratelli, come Emmanuel e Stephen

Quattro sono i bambini che Suor Giovanna Calabria, comboniana di Padova, ha mandato un paio di anni fa dal Sud Sudan alla nostra scuola elementare, dove possono studiare senza il terrore dei guerriglieri.
Uno, Charles, ha la mamma, e durante le vacanze torna a casa insieme a un altro dei quattro, Andrew, che considera questa mamma e il bambino la sua famiglia.

Gli altri due sono fratelli, si chiamano Emmanuel e Stephen, sono completamente soli o, per meglio dire, la mamma non ha fissa dimora e ha problemi psicologici, così le autorità locali hanno affidato i bambini alla suora. Durante le vacanze non hanno dove andare e restano nella casa per gli orfani costruita grazie a ITALIA UGANDA.

Qualche mese fa Suor Giovanna li ha presentati a me e a mio marito, perché ogni tanto potessimo andarli a salutare facendoli sentire, si spera, meno soli.

Due settimane fa, mentre parlavo con la donna che vende snack al negozietto della scuola, mi si avvicina Stephen, il più piccolo ma anche il più vivace e chiacchierone, e mi chiede se posso parlare con la suora per vedere se anche loro potessero tornare a casa!
Sono rimasta senza parole, perché so perfettamente che non hanno una famiglia
e sono solo riuscita a rispondere che avrei passato il messaggio…

Eccomi con una piccola che chiede attenzioni ...

Poi ho aggiunto: “Ma per ora potete contare su una `mamma` particolare, o forse é meglio dire su una `nonna`… che dite?
No no, va bene mamma!” è stata la risposta.
In quanto ‘mamma’ acquisita, mi sono sentita improvvisamente piena di responsabilità.

Sabato pomeriggio, sapendo che a scuola era previsto un incontro con i genitori, con nostra figlia Sara e con mio marito Andrea siamo passati a vedere come andavano i bambini.
Charles aveva il taschino della camicia penzolante, Emmanuel si era ricucito la maglietta sulla spalla creando un cordone, Stephen aveva annodato, ai lati, il davanti con il dietro della sua divisa per chiuderla un po’ e si era ricucito gli strappi sull’uniforme rossa con un filo blu.
Era buffo, ma è stato bravo! E io mi sono chiesta: quanti dei nostri bambini lo avrebbero fatto?

Li ho invitati a togliere ciò che indossavano, dicendogli che avrei sistemato meglio i loro vestiti, e così sono corsi a prendere tutto quello che avevano da ricucire.
Sono arrivate tre camicie, una maglietta e un paio di pantaloncini; la matron (l’educatrice responsabile del dormitorio) ha chiesto se potevo riportare il tutto presto perché non avevano altri cambi.
I pantaloncini erano strappati solo perché troppo piccoli per Charles che, come tutti i sudanesi, è alto (ha già superato il metro e settanta!), ma nessuno ha preteso niente di nuovo.

E’ questo ciò che mi rende orgogliosa di loro e mi fa credere che alle volte la povertà materiale porti una particolare e ‘diversa’ ricchezza…

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