2011

19.08

Carpe diem

Martedì 26 luglio: l’asilo, la scuola elementare governativa e la casa per gli orfani

di

Terzo giorno in missione. La giornata si prospetta piena di impegni: visita all’asilo della parrocchia di Bbiina e alla scuola primaria St. James alla mattina e, dopo pranzo, giro alla casa per gli orfani appena inaugurata. Anche i miei compagni di viaggio si alzano presto … aspettiamo Patrick, Lucy e le due nuove progettiste, Monica e Rita, che ci accompagnano, e possiamo partire. Siamo carichi di regali da distribuire nelle classi … anche se sappiamo già che dovremo commettere delle ingiustizie; non ci sono giochi per tutti e solo pochi fortunati potranno averli. All’asilo invece li daremo alle maestre per i momenti di ricreazione in comune.

Giovanni mentre gioca con i bimbi della nursery

Arriviamo alla Nursery e già i piccoli sono in fila per la colazione: centinaia di bambini dai 3 ai 5 anni che nella main hall della scuola rimangono in fila ordinati, in attesa del loro turno per un bicchiere di pudding e un uovo. Bellissimi a vedersi. Bellissimo sapere che è proprio grazie alla nostra associazione, e ai nostri sostenitori, che questi bimbi possono fare merenda tutti i giorni.

Appena terminata la colazione, i bambini ci attorniano: non vogliono nulla se non essere presi in braccio, tenerci per mano, stringerci una gamba o un braccio con le loro manine così piccole da scomparire nelle nostre. Le bimbe hanno splendide acconciature, con treccine e perline ad incorniciare i volti perfetti e gli occhi giganteschi. Certo poi i vestiti sotto la divisa sono logori, le scarpe spaiate, le calze rattoppate. Ma i loro sorrisi nascondono ogni cosa. Usciamo a giocare: anche qui è un susseguirsi di abbracci, corse insieme, girotondi.

Entriamo nelle classi e iniziamo giochi a quiz per distribuire le caramelle “Come si chiama questo frutto?” “Che numero è questo?”. Tutti sanno tutto, è così un peccato non averle per tutti! Il prossimo anno porteremo almeno 10 pacchi di Galatine (ideali perchè contengono latte condensato ma niente zucchero, che potrebbe provocargli delle carie) a testa!!

La fila per il pranzo alla scuola St. James

Poco prima di mezzogiorno (le due ore all’asilo sono davvero volate!) ci avviamo alla St. James, che è vicinissima. Qui le divise strappate, le ginocchia sporche da chissà quando, i maglioni troppo grandi e infeltriti sono ancora più evidenti. I bambini hanno una diversa consapevolezza negli occhi, sembrano un po’ più tristi, per quanto anche loro non la smettano di chiamare, salutarci e inneggiare al “muzungu” (lo “straniero)! Entriamo in alcune classi, facciamo domande sullo school feeding, ovvero la distribuzione del pranzo, un progetto sostenuto dalla nostra associazione: infatti, prima del nostro intervento, erano solo una ventina (su 1.700) i bambini della scuola che potevano mangiare qualcosa a pranzo! Scopriamo che a tutti piace di più il riso della polenta (peccato non poterglielo dare più di una volta a settimana) e che tutti sognano di mangiare, ogni tanto, anche della carne o del pollo. Alcuni ci chiedono banane, altri carote, o altre verdure: visti i costi e i loro numeri (in totale distribuiamo più di 4.500 pasti al giorno), non credo potremo accontentarli con la carne … ma chissà mai che si possa fare qualcosa per la frutta o la verdura? Mi riprometto di parlarne in associazione il prima possibile.

Assistiamo per un’ora alla distribuzione dei pasti: le classi arrivano ordinate, dalla prima in su. In un’ora si sarà arrivati ai bambini della seconda. Questo significa almeno un altro paio d’ore di distribuzione. E ciò avviene ogni giorno, all’ora di pranzo. Penso comunque che in fondo questi bambini sono fortunati: loro almeno mangiano una volta al giorno. Per molti loro coetanei in Uganda (e in tanti altri Paesi) non è così.

Torniamo in missione, ma il nostro pensiero va ancora a loro. Ci aspetta una coppia di ragazzi italiani, Marco e Chiara, appena arrivati, chissà come e chissà perchè, da Masaka. E’ questo il bello della missione: ogni giorno c’è qualche ospite nuovo. Viene accolto a braccia aperte, trova da mangiare e da dormire. E diventa subito uno della famiglia.

Dopo pranzo Angela, la “mamma adottiva” di tutte le bimbe orfane della missione, decide che è tempo che iniziamo a spendere un po’ di soldi (se no, cosa li abbiamo cambiati a fare??). Improvvisa in cortile un banchetto con batik e collane. Noi ci avventiamo come cavallette. Tutte insieme (anche con Chiara, la nuova arrivata) compriamo una “collana dell’amicizia” a testa, per suggellare questo momento. E’ passato poco più di un’ora da quando l’abbiamo conosciuta e già Chiara è diventata una di noi. Al suo ragazzo tocca un più miserevole braccialetto dell’amicizia, ma almeno si consola un po’.

Eccoci insieme a Gloria, una ragazza della missione, all'uscita dalla casa per gli orfani

Partiamo per la casa per gli orfani, la vecchia “Kabul” (così soprannominata perchè la sua precedente decadenza ricordava gli edifici bombardati della guerra in Afghanistan), che abbiamo recentemente ristrutturato e riaperto. Ora di Kabul non ha più nulla, se non un’antica reminiscenza del nome. Agostino, l’educatore che ci accoglie, è uno dei “pioneers”, uno dei primi ragazzi ad aver studiato nella scuola superiore di Padre John. Ora, laureato in biologia, insegna nella stessa scuola e contemporaneamente si occupa dei ragazzi orfani che vivono nella casa. Di ragazzi quando arriviamo noi ce ne sono pochi, sono quasi tutti a scuola per gli esami di fine trimestre. Le camere sono bellissime, con due-tre letti a castello ed ognuna il proprio bagno privato. Sembrano camere molto ordinate di un albergo. Non si direbbe mai che in ciascuna di esse vivono 4-5 ragazzi adolescenti! Anche la main hall è davvero accogliente, con televisione (che però può essere guardata rigorosamente solo nel weekend), tavoli da ping pong e altri spazi di condivisione.

All’esterno è stata appena costruita anche la cucina: tra poche settimane i ragazzi non dovranno più andare a cena tutte le sere in missione, ma potranno rimanere qui a casa. Chissà se saranno contenti … visto che questo anticiperà il coprifuoco dalle 21 alle 19 di sera!

Sulla via del ritorno, ci fermiamo a far vedere la parrocchia di Bbiina ai due nuovi arrivati, Marco e Chiara. Scopriamo così un campetto improvvisato da pallavolo, dove un gruppo di ragazzi si sta sfidando ad un match. Gli chiediamo se possiamo aggregarci…però una partita Italia-Uganda sarebbe davvero poco consigliabile, visto che hanno dei fisici e anche una tecnica a cui non possiamo neanche lontanamente aspirare!! Facciamo quindi due squadre miste e passiamo così l’ultima oretta prima del tramonto e del rientro in missione. Mi chiedo se i nostri sei compagni di squadra ugandesi stiano ancora ridendo delle prese rocambolesche di questo gruppo di scalcinati italiani!

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