2015

18.09

Carpe diem

Polvere rossa e sorrisi

di

Ciao a tutti! E’ con un po’ di nostalgia per quella terra bellissima che è l’Uganda, e per le splendide persone che la abitano, che oggi pubblico la prima parte del racconto di Francesca. Ultimo “acquisto” di ITALIA UGANDA, da oltre un anno si occupa con passione del servizio sostenitori e della segreteria dell’Associazione.

Pochi giorni fa Francesca è tornata dal suo primo viaggio in Uganda. E’ andata a vedere dal vivo i nostri progetti, che d’ora in poi per lei non saranno più solo racconti e fotografie scattate da altri, ma ricordi veri che si porterà per sempre nel cuore.

Oggi ci racconta dell’arrivo a Kampala e del viaggio per raggiungere Gulu, un’avventura nell’avventura.

Un abbraccio a tutti e lascio con piacere la parola a Francesca.

In viaggio verso Gulu...

In viaggio verso Gulu…

“E’ strano svegliarsi sentendo il verso acuto degli strani uccelli che solitamente si sentono durante le nostre chiamate da Pavia a Kampala tramite Skype…L’Uganda ora è qui, io sono qui…

Sono le 7.15 del mattino e, nonostante abbia dormito solo una manciata di ore, non vedo l’ora di uscire per sentire sulla pelle il calore del sole africano e per assaporare e scoprire il nuovo mondo che si trova solo al di là di una porta, quella della mia stanza nella Missione di Padre John a Kampala.

Sono già numerose le persone che attendono pazientemente di incontrarlo; soprattutto si tratta di donne accompagnate dei loro bambini spaesati e piagnucolanti, in cerca di aiuto e di conforto.

Faccio un giro in cortile e dopo aver incontrato i colleghi locali mi preparo per il lungo viaggio verso Gulu.

Per attraversare Kampala occorrono veramente tanta pazienza… e anche tanta attenzione. Il traffico è intenso: macchine, camioncini, gente a piedi, biciclette, i famosi ‘boda boda‘, le motociclette che fanno da taxi e sono il modo più veloce ma anche più pericoloso per spostarsi in città! L‘aria è davvero pesante e irrespirabile, a causa del caldo e dello smog causato dai motori vecchi e malandati dei mezzi utilizzati.

Non so più dove appoggiare gli occhi: è il regno del caos! Sulla nostra vettura, una vecchia ambulanza adattata come 4×4, siamo sommersi nostri bagagli, accaldati e ballonzolati a destra e a sinistra a causa delle strade sterrate e molto dissestate.

Non piove da mesi, purtroppo, e al nostro passaggio si crea una nube di polvere molto fitta, la polvere rossa della terra africana che si impregna tra i capelli, nei vestiti, sulla pelle… ma che, soprattutto, si impregna nel cuore, luogo da cui neanche il lavaggio più ostinato la potrebbe mai rimuovere. Perché l’Africa è proprio così: ti entra nel cuore e da lì non ne esce più.

Lungo il nostro viaggio, il paesaggio cambia e ci appare sempre più verdeggiante. Ogni tanto compaiono alcuni edifici ai lati della strada, allineati ed apparentemente tutti uguali, e tutt’attorno il brulichio di persone si fa più intenso.

Gente, gente ovunque: chi vende frutta e verdura, canne da zucchero, spiedini e ‘chapati‘ (le piadine indiane molto diffuse anche qui) carbone etc. Donne con enormi ceste sulla testa e i loro piccoli sulla schiena. Uomini in bicicletta o alla guida dei boda bodaBambini che salutano sorridenti al nostro passaggio o intenti a trasportare taniche già piene o da riempire di acqua. Chissà se al termine delle vacanze andranno a scuola…

Come formichine che camminano, si muovono, apparentemente senza meta, senza idea di spazio e tempo, affaccendati a costruire un qualcosa che tarda ad arrivare e che sembra non avere mai fine.

Sei ore di viaggio, nonostante tutto, passano veloci: ogni cosa è una scoperta e, nonostante la stanchezza e il caldo, sono felice.

 

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