2018

15.03

We can

Repubblica Democratica del Congo, in fuga dalla guerra

di

Father Patrick, prete congolese che ora vive a Luzira, grazie anche al sostegno di padre Scalabrini, ci ha raccontato il suo punto di vista riguardo alla situazione attuale in Congo, un paese ormai stremato dai continui conflitti interni che costringono milioni di famiglie a scappare. Father Patrick è molto emozionato quando gli chiediamo un suo commento personale ed è molto difficile per lui parlare degli avvenimenti drammatici del suo paese natale.  Si unisce così all’appello del Papa ed esprime tutte le sue preoccupazioni per il presente e il futuro di un popolo che sta soffrendo da troppo tempo. 

Father Patrick

Incontro tra father Patrick, padre Scalabrini e l’arcivescovo di Kampala presso la missione di Luzira.

Il 4 febbraio 2018 Papa Francesco ha invitato tutti i fedeli a un giorno speciale di preghiera e digiuno per la pace – che si è tenuto lo scorso il 23 febbraio, primo venerdì di quaresima – e ha voluto dedicarlo alle popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan.
E’ stato un giorno di preghiera e digiuno che ci ha offerto l’opportunità di riflettere sulle cause della violenza e dei conflitti tragici che sono in corso in questi paesi, sui loro effetti per le famiglie, i paesi in cui vivono, la comunità internazionale, l’umanità.
Il Santo Padre vuole che il mondo associ la sofferenza imposta a milioni di persone innocenti alla passione di nostro Signore Gesù Cristo sulla croce e alla sua morte per la nostra salvezza.

Dal 1996 al 2008 le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo (RDC) sono vittime innocenti di conflitti militari causati da una spietata lotta per il potere, dai conflitti etnici, dalle ribellioni, dall’ingerenza di gruppi esteri e da gruppi armati interni. Elementi che a tutti gli effetti sono prova
dell’egoismo e dell’assenza di umanità che possono caratterizzare l’animo umano.

In 20 anni, più di 10 milioni di persone sono state uccise. Il paese ha perso buona parte della sua popolazione; milioni di famiglie hanno visto morire genitori, figli, mariti, mogli e tante donne sono state violate.

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Repubblica Democratica del Congo, posizione geografica

Nel paese 3.8 milioni di famiglie sono sfollate e 623.000 sono i rifugiati. Scappano a piedi, in barca, su camion e dormono per strada o nella boscaglia con i loro bambini. Nei paesi dove trovano asilo, non avendo nulla da fare, diventano facilmente mendicanti e prostitute.
Ad oggi i rifugiati congolesi sono i più numerosi in Africa, sparsi tra Uganda, Ruanda, Zambia, Angola, Tanzania.

Nonostante l’enorme ricchezza in materie prime come i minerali, nonostante risorse naturali tra le più ingenti al mondo (670 miliardi di kwh di energia, il fiume più regolare e potente del mondo, il 45% della foresta africana e una terra arabile pari a 100.000 ettari), l’indice di sviluppo umano UNDP colloca il Congo 176esimo di 188 paesi con un indice di sviluppo del 0,435: l’analfabetismo è al 27%, lo standard di vita di 1 dollaro al giorno per l’82% della popolazione.

Cosa possono fare i credenti? Il 70% di loro sono cristiani, di questa percentuale il 50% è cattolica. Le chiese possono quindi svolgere un ruolo di primaria importanza, sensibilizzando e istruendo le persone perchè perseguano azioni pacifiche contro l’ingiustizia e la dittatura.

E cosa possono fare le organizzazioni umanitarie e le persone di buona volontà, dal momento che non possono certo risolvere le questioni politiche? Una cosa non possono sicuramente fare: abbandonare a loro stessi milioni di rifugiati che non hanno più nessun diritto. Persone senza un riparo, che soffrono la fame, che non hanno accesso all’assistenza sanitaria. Famiglie senza alcun reddito e bambini che non possono più ricevere un’istruzione.
A tutti loro noi per primi dobbiamo carità, compassione e solidarietà.


Father Patrick A.

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