2016

09.11

We can

Sheriffa, una storia di speranza

di

In missione manca a tutti la presenza forte e decisa di padre John, ma continuiamo a lavorare sodo per dare sostegno e conforto a chi ogni giorno ci viene a chiedere aiuto.
Oggi voglio raccontarvi una storia di speranza, che ci incoraggia a continuare nel nostro impegno verso gli altri.

Sheriffa è una ragazza di 24 anni, rimasta orfana quando era alle superiori.
Per sua fortuna non era sola, i fratelli si sono presi cura di lei e hanno continuato a pagare le rette scolastiche fino a quando, verso la fine del primo anno universitario, è rimasta incinta.
Il papà del suo bambino, spaventato dalla notizia, ha fatto perdere le tracce e i fratelli di Sheriffa l’anno rimandata al villaggio.

Una della sorelle ha raccontato quanto stava avvenendo in famiglia a Nelson, un orfano aiutato in passato da padre John grazie a ITALIA UGANDA Onlus.
La sua reazione è stata immediata: “Anch’io sono figlio di nessuno, ma ho trovato chi si è preso cura di me. Ora posso fare altrettanto, sono disposto ad aiutare tua sorella, far nascere quel piccolo e prendermene cura, perchè senta di non essere abbandonato, fino a quando lei non sarà in grado di farlo da sola. Tu falla venire a casa tua, io farò il resto.”

Sheriffa al lavoro in sartoria

Sheriffa al lavoro in sartoria

Sheriffa è tornata a Kampala e ha partorito un bellissimo bambino, per il quale Nelson ha pagato tutte le spese sanitarie, il latte e il cibo necessario per lo svezzamento; poi ha aiutato la madre a ritornare a scuola, facendole finire l’università.

Nell’attesa della cerimonia di laurea, prevista  a dicembre, Nelson le ha proposto di imparare ad usare le macchine per maglieria o la ricamatrice industriale che abbiamo nel laboratorio di sartoria.
Sheriffa ha accettato e nel giro di poco tempo ha dimostrato di essere in grado di lavorare bene e da sola.

Con il suo stipendio ha così iniziato a mantenere suo figlio e se stessa, con sua grande gioia e soddisfazione della sua famiglia e di Nelson. E tra un mese arriverà la laurea come“assistente sociale”.

Non possiamo che farle le nostre congratulazioni e gli auguri più sinceri per un futuro sempre più sereno!

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7 commenti per “Sheriffa, una storia di speranza

    • Ogni storia porta a riflettere quando ci si ferma un momento per ascoltarla, la sensibilità forse è un dono che, come la fede, va coltivato e per coltivarlo bisogna trovarne il tempo. Ecco, forse è il tempo speso bene che porta all’evoluzione interiore dell’uomo, in qualsiasi parte del mondo esso viva.
      Grazie Mariella per essere stimolo di riflessione. A presto, Marilisa

  1. Sinceramente il commento sopra l’ho poco capito, nel senso che , in questa storia io guardo l’aspetto umano , che ancora, anche se dall’altra parte del mondo, vi è , e forse proprio perché c’è poco o nulla.
    Non si tratta di paese più o meno evoluto ma si tratta di persone che si possono trovare dovunque.
    Nelson ha dimostrato di avere come pregio la riconoscenza, quanti hanno ricevuto aiuti nel momento del bisogno e poi si sono dimenticati di chi gli ha teso la mano ? Sono contentissima per Sheriffa e complimenti a Nelson.

    • E’ vero che è l’aspetto umano quello a cui bisogna guardare, ma spesso nel nostro mondo cosiddetto “sviluppato” non troviamo il tempo perchè troppo impegnati, troppo di fretta per stare al passo. Il fatto di essere riconoscenti alla fine è questione di sensibilità, è la capacità di non dimenticare la propria storia e, senza piangersi addosso, costruire il futuro che si sogna senza dimenticare di non essere soli in questo mondo. Passerò i complimenti, a presto, Marilisa

  2. Sono pienamente d’accordo con Marilisa. La riconoscenza è una virtù umana e cristiana da coltivare in ogni luogo e in ogni cuore del mondo. Meno arroganza e più umiltà ci aiuterebbero a vivere meglio.

  3. Leggendo la storia di Sheriffa e di Nelson ho pensato alla parabola di Gesù
    Il viandante,sulla strada da Gerusalemme a Gerico,incontra i ladroni che
    lo derubano,lo picchiano e lo abbandonano sulla strada ,agonizzante.
    Passa un sacerdote,guarda e prosegue;passa un levita e fa altrettanto.
    Passa un pubblicano e lo salva a sue spese.C’è un po’ di differenza fra
    questo ultimo personaggio e Nelson:egli aveva già vissuto un’esperienza di
    abbandono.Ma il comportamento dei due è uguale:aiutare chi è in difficoltà.
    Cordiali saluti Enrichetta

    • Il perchè ho voluto condividere questa storia sta nel fatto che anch’io sono stata colpita dal comportamento di Nelson che, se lo si conosce, è pure un po’ “rude”, sempre rigido con se stesso e con gli altri, ma che riconosce le sue radici (anche se non ha mai conosciuto il padre) e da quella realtà alza il capo e guarda avanti. Guarda a chi è in quella che era la sua situazione e tende la mano, perchè è grazie ad una mano tesa verso di lui che ha cambiato la sua vita. Non ha dimenticato il passato, lo usa per il futuro suo e di chi incontra. Saluti cari, Marilisa

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