2018

07.03

We can

Sud Sudan, un paese in cerca di pace

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Per anni suor Gianna ha lavorato a fianco della popolazione sud sudanese, colpita da una guerra civile violenta, che spesso non ha lasciato scampo a milioni di civili e che ancora oggi costringe intere famiglie a scappare in cerca di salvezza. Molti profughi arrivano in Uganda, dopo un viaggio rischioso e difficile. Sono stremati ma con le ultime forze cercano di lasciarsi il passato alle spalle e di ricominciare a vivere.
Abbiamo contattato suor Gianna a Gulu, dove oggi vive e abbiamo chiesto a lei e alle sue consorelle di raccontarci com’è la situazione oggi in Sud Sudan dal loro punto di vista. Il punto di vista di chi ha visto negli occhi di uomini, donne e bambini la sofferenza e l’angoscia di perdere tutto. 

Il gruppo 'Donne per la pace' in preghiera per le vie di Juba

Il gruppo ‘Donne per la pace’ in preghiera per le vie di Juba

Il 23 febbraio Papa Francesco ha invitato tutto il mondo a pregare per la pace in Sud Sudan e Congo, nel primo venerdì di quaresima. La guerra civile scoppiata in Sud Sudan nel dicembre 2013 ha devastato il Paese che aveva ottenuto l’indipendenza dal Sudan appena nel 2011. L’appello del Papa alla preghiera e al digiuno non è un’iniziativa estranea alle tradizioni dei cristiani sud sudanesi. Dall’inizio della guerra il gruppo delle ‘Donne per la Pace’, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, compie ogni mese un mini-pellegrinaggio seguito da una preghiera per la pace, animate di volta in volta da una Chiesa diversa. Con il sole o con la pioggia queste donne con le loro uniformi bianche e blu hanno continuato ad essere notate per le vie di Juba, la capitale, a far sentire la loro voce.

Un accordo di pace firmato nel 2015 fra il governo e l’opposizione armata non è mai stato veramente rispettato. Le prime due tornate dei negoziati non hanno finora portato a risultati tangibili.

Sud Sudan

Sud Sudan, posizione geografica

Rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese Sud Sudanesi sono stati invitati dai mediatori a parlare ai delegati riuniti ad Addis Ababa. I rappresentanti religiosi non hanno usato mezzi termini “Non è più accettabile che si negozino ruoli e posizioni politiche mentre uccisioni e violenza continuano… siamo la Chiesa, siamo i vostri pastori e vi chiediamo di considerare la sofferenza e il dolore del popolo del Sud Sudan”.
Hanno parlato a nome di una popolazione stremata da anni di violenza e instabilità, del milione e più di abitanti che ha cercato rifugio nei Paesi vicini, degli sfollati interni, quasi 200,000, che vivono al riparo dei campi per la protezione dei civili allestiti dall’ONU e della metà dei Sud Sudanesi che non hanno cibo a sufficienza. E’ difficile credere a un panorama così negativo in un Paese ricco di risorse naturali, incluso il petrolio, ma la follia della guerra ha portato a questi risultati.

San Daniele Comboni, il fondatore della Chiesa Cattolica in Sudan, diceva “L’onnipotenza della preghiera è la nostra forza” e oggi Papa Francesco fa appello a questa forza per sbloccare situazioni da cui sembra di non vedere via d’uscita.

Suor Mayte e suor Elena, due consorelle di suor Gianna

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