2013

30.09

UgandAbout

Ugandabout – settembre 2013

di

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel settembre 2013. Clicca qui per leggere le notizie del mese

GLI ANALFABETI SONO 776 MILIONI – IL 75% SI TROVA IN AFRICA E ASIA
9 settembre 2013

1,000 SECONDARY SCHOOLS GET COMPUTER LABS
10 september 2013

A HOIMA UNA RAFFINERIA PER L’AFRICA ORIENTALE
13 settembre 2013

BAMBINI, NE MUOIONO TROPPI. SONO 18 MILA OGNI GIORNO.
13 settembre 2013

TECHNICAL SKILLS NEED MARKET
13 september 2013

SALARI TROPPO BASSI, INSEGNANTI IN SCIOPERO E SCUOLE CHIUSE
18 settembre 2013

BAMBINI ARMATI, PRIME VITTIME DEI GRANDI AFFARI SULLA GUERRA
18 settembre 2013

NUOVO INTERVENTO PER LA LOTTA ALL’AIDS NELLA REGIONE DELLA KARAMOJA
18 settembre 2013

IL DRAMMA DEI BAMBINI SOLDATO DELL’ESERCITO DI RESISTENZA DEL SIGNORE
19 settembre 2013

UGANDA TO BE LAUNCHED AS PRIME TOURIST DESTINATION
24 september 2013

WELL-MANAGED NATURAL RESOURCES CAN TRANSFORM AFRICAN ECONOMIES, UGANDAN PRESIDENT SAYS
24 september 2013

NEW O’LEVEL CURRICULUM TO FOCUS ON LIFE EDUCATION
26 september 2013


GLI ANALFABETI SONO 776 MILIONI – IL 75% SI TROVA IN AFRICA E ASIA
9 settembre 2013
Il 16% della popolazione mondiale non sa né leggere, né scrivere; 67 milioni sono bambini, soprattutto bambine, tra i 5 e 9 anni. Africa subsahariana e Asia meridionale le zone col maggior tasso di analfabetismo.
L’Unesco mette in allarme il mondo – L’8 settembre è stata dichiarata dall’Unesco Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione dal principio secondo cui: L’alfabetizzazione è al centro dell’istruzione di base per tutti ed è indispensabile per il raggiungimento di obiettivi come l’eliminazione della povertà, la riduzione della mortalità infantile e della crescita della popolazione, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e la garanzia di uno sviluppo sostenibile, della pace e della democrazia“.
In questi giorni di orrori e soprusi su migliaia di esseri umani, il problema dell’analfabetismo sembra essere il minore dei mali. Ma va da sé che dall’ignoranza forzata nasce qualsiasi tipo di violenza, ed è a partire dal presupposto che l’educazione non è solo un diritto fondamentale, ma anche un diritto specifico dell’infanzia, che bisogna lottare perché la conoscenza diventi un principio acquisito per tutti e per ciascun essere umano.
In Siria un milione di bambini non studia
– Mentre il G20 si è trasformato da forum finanziario sul rilancio dell’economia globale a incontro-scontro su una possibile soluzione del conflitto siriano, da quel paese martoriato arrivano al mondo nuove immagini, sempre più cruente.
Attualmente, in Siria 2 persone su 4 sono costrette a fuggire dalla propria casa e un milione di bambini e ragazzi non ha più accesso all’istruzione. Le violenze quotidiane, lo spargimento di sangue, i bombardamenti lasciano i bambini terrorizzati. Lo spostamento da scuola a scuola, aggiunto alla tensione psicologica, all’insicurezza di un ambiente in cui prevalgono paura e panico e, quando si è fortunati, il necessario passaggio attraverso mille posti di blocco, costringono bambini e ragazzi a rinunciare alla loro istruzione.
Ad essere danneggiate o distrutte sono state 2.535 scuole, mentre almeno 1.992, il 20% del totale, vengono utilizzate come rifugio per gli sfollati interni. Circa l’80% degli alunni (2,5 milioni) sono sotto i 14 anni e più della metà (1,9 milioni) sono sfollati. L’Unicef ha rivelato che ad Aleppo solo 140.000, su 1,2 milioni di bambini in età scolare (6%), frequentano la scuola.
Asia e Africa contano il 75% dei bambini analfabeti
In molti paesi poveri, i bambini sono costretti ad abbandonare la scuola a causa di diversi fattori, tra cui il lavoro minorile, che coinvolge circa 150 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni (il 30% della popolazione dell’Africa sub-sahariana); la povertà; l’analfabetismo dei genitori e la mancanza di infrastrutture.
Asia meridionale e Africa subsahariana, rispettivamente con 19 e 32 milioni di bambini analfabeti, raggruppano il 75% dei bambini analfabeti a livello mondiale, 53% dei quali sono bambine.

fonte www.repubblica.itMarta Rizzo

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1,000 SECONDARY SCHOOLS GET COMPUTER LABS
10 september 2013
The government through the Uganda Communications Commission (UCC) has established fully equipped modern computer laboratories in over 1,000 government-owned secondary schools across the country.

Speaking at the Uganda Institute of ICT in Kampala on Friday, Bob Lyazi, the Director of the Rural Communication Development Fund at UCC said about $10m had been invested in the initiative. Each of these laboratories carries at least 40 custom made computers built to suit conditions in Uganda’s secondary schools. There are about 1,050 government-owned secondary schools in Uganda.
According to Lyazi, the remaining schools will get computer labs in the next one year. Lyazi further disclosed that of the 1000 computer labs, 600 have already been connected to the internet while the rest will acquire internet within the next one year.
Other than being used as a fountain of knowledge by the schools, Lyazi said the computer labs are also been used to impart Information and Communication Technology (ICT) skills in residents. “We have so far imparted over 50,000 people across the country with ICT related skills such as computer maintenance, internet connectivity, computer repairs, CD burning, website designing, computer science among others” said Lyazi. The residents who live close to the secondary schools make use of the computer labs during evening hours and on holidays when not in use by the students.
However, the terms of enrolling in the training are subject to negotiation between the schools and the residents. “We are proud of this project. Uganda is the only country in Africa where there are computer labs in nearly all government schools. Because we have computer labs in these schools, starting next year, computer studies will be compulsory at A level and Uganda will be the first country in Africa to take such a move” said Lyazi. “The idea behind this project is that, ICT should become an integral part of the lives of Ugandans. ICT also needs to be integrated into our education system because ICT’s are awash with infinite information. At the end of it all, our country will get easily transformed once these ICT skills become widespread across all villages in Uganda” added Lyazi.
The project to establish computer labs in secondary schools is a five year program launched in late 2007. Asked why the project was not rolled out to primary schools, Lyazi said it would be unaffordable for government now since there are over 13,000 government owned primary schools in the country. Lyazi was speaking as guest of honor at the graduation of 250 primary school teachers from Kampala’s Nakawa division who underwent a month long training in an ICT introduction course conducted by the Nakawa based e-Learner Uganda.
Packages taught included IT basics, Word Processing, Power Point Presentation, Internet and Browsing, Spreadsheets and Introduction to hardware. The training fees were sh60, 000. e-leaner is a software company that has developed software assimilated with curriculum for the Ugandan education system. It has software for pre-primary, primary, secondary and higher institutions of learning.
According to Mike Watkins, the Chief Executive Officer of e-Learner Uganda, the company plans to roll-out the training to other division of Kampala and thereafter the entire country. The South African born company operates in 13 other African countries. “These soft wares will simplify teaching and learning in Uganda, imagine exposing children to wide array of knowledge as early as four years. The packages for older people have topics on governance, HIV, peer influence, bullying among others” said Watkins.
Charges for use of the software are subject negotiation between the schools and e-Leaner but when the cost is passed onto the students, it could be as low as sh2, 000 per month. The training was sponsored by Simbanet, a regional ICT company offering voice, video and data services to enterprises and individuals. Simbanet has introduced (in Uganda) KA band, a newly launched satellite providing broadband service across the globe.
According to Allen Chimhende, the Simbanet general manager, the company is currently running a promotion where clients can acquire the equipment for free and pay for a business package of 15Mbps which can go for as low as sh230, 000. “This technology is faster, cheaper, easy to install and more reliable because it is directly linked to the satellite, so you can install it on your own and comfortably use it in the remotest village” said Chimhende. Simbanet is located on Ggaba road, Kansanga, Kampala.
fonte www.newvision.co.ugInnocent Anguyo

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A HOIMA UNA RAFFINERIA PER L’AFRICA ORIENTALE
13 settembre 2013
I governi di Uganda, Rwanda, Kenya e Sud Sudan si sono accordati sulla proprietà condivisa della nuova raffineria di Hoima, nella regione occidentale, sulle sponde del Lago Alberto; l’infrastruttura sarà partecipata al 40% da capitali pubblici dei quattro paesi, e per il resto da investimenti privati di paesi con esperienza nel settore, come India, Corea e Giappone.
Lo ha reso noto il ministro dell’Energia ugandese, Simon D’Ujanga, precisando che – una volta ultimato, nel 2017 – il complesso avrà una capacità produttiva di 60.000 barili di petrolio al giorno.
Una parte del prodotto raffinato sarà trasportata tramite un gasdotto che collegherà i giacimenti sud sudanesi con l’Uganda e da qui alle coste keniane per l’esportazione. Un’altra parte, ha aggiunto D’Ujanga, resterà nel paese e sarà utilizzata come materia prima per la produzione di fertilizzanti e materie plastiche per il mercato locale.
L’opportunità di realizzare l’importante infrastruttura è stata al centro di una lunga trattativa tra il governo ugandese e le multinazionali petrolifere operative in Uganda (l’inglese Tullow, la francese Total e la cinese Cnnoc), che avrebbero preferito puntare sulla costruzione di un oleodotto per esportare il greggio estratto lungo il lago Alberto attraverso i porti del Kenya.
Unica infrastruttura per la raffinazione di greggio in tutta l’Africa Orientale, la struttura – nei progetti del presidente ugandese Yoweri Museveni – potrebbe sollevare l’Uganda dall’onerosa importazione di carburante dall’estero.
fonte www.misna.org

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BAMBINI, NE MUOIONO TROPPI. SONO 18 MILA OGNI GIORNO.
13 settembre 2013
Un nuovo rapporto UNICEF avverte che 35 milioni di bambini in più rischiano di morire se l’obiettivo numero 4 del Millennium Goals sulla riduzione della mortalità infantile non sarà raggiunto. Andando avanti così, se la il mondo non interverrà in tempo, la riduzione di 2 terzi avverrà non prima del 2028. Tuttavia, dal 1990 il numero di bambini che muoiono prima dei 5 anni si è dimezzato.
Le sfide maggiori in Africa Nel 2012, circa 6,6 milioni di bambini in tutto il mondo – 18.000 ogni giorno – sono morti prima di aver compiuto cinque anni. È quanto dichiara il nuovo rapporto presentato oggi da dall’Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale e Dipartimento degli Affari sociali ed Economici delle Nazioni Unite – Divisione Popolazione. Questo numero rappresenta circa la metà del numero di bambini sotto i cinque morti nel 1990, che in quell’anno è stato di oltre 12 milioni.
Un nuovo rapporto, dunque, che sottolinea come se l’attuale tendenza del tasso di mortalità infantile continuerà di questo passo, il mondo non raggiungerà l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio numero 4 – ridurre il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni di due terzi entro il 2015 rispetto ai livelli del 1990. Anzi se il trend attuale proseguirà, l’obiettivo non sarà raggiunto prima del 2028.
Il costo di un’azione troppo lenta – Se la comunità internazionale non agirà immediatamente per velocizzare i progressi, 35 milioni di bambini in più potrebbero morire. Polmonite, diarrea e malaria rimangono le cause principali di morti a livello globale e mietono ogni giorno 6.000 morti infantili sotto i cinque anni. La malnutrizione contribuisce a quasi la metà di queste morti. Il primo mese di vita è il più precario per i bambini piccoli. Nel 2012, quasi 3 milioni di bambini sono morti durante il primo mese di vita, la maggior parte dei quali per cause prevenibili.
Ma nel rapporto ci sono anche buone notizie
– È dimostrato che la riduzione della mortalità infantile non è un’utopia. A livello mondiale, il numero di bambini sotto i 5 anni che muoiono ogni anno è diminuito da circa 12,6 milioni nel 1990 a circa 6,6 milioni nel 2012. Negli ultimi 22 anni, nel mondo sono state salvate circa 90 milioni di vite grazie al grande impegno globale. “Sì, celebriamo i risultati raggiunti” – ha detto Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF – ma c’è ancora davvero molto da fare per raggiungere l’obiettivo. Possiamo accelerare i progressi – sappiamo come farlo – ma dobbiamo agire con tempestività“.
L’impegno globale di Etiopia, India e USA
– Poco più di un anno fa, i governi di Etiopia, India e Stati Uniti, insieme con l’UNICEF hanno lanciato ‘Commiting to Child Survival: A Promise Renewed’, un impegno globale per porre fine alle morti di bambini per cause che potrebbero essere facilmente prevenute. Finora, i 176 governi che hanno sottoscritto l’impegno hanno promesso di accelerare il progresso per la sopravvivenza dei bambini. Centinaia tra esponenti della società civile, gruppi religiosi e cittadini si sono anche impegnati nell’obiettivo comune di garantire il miglior inizio possibile alla vita anche all’ultimo bambino.
Il Progress Report 2013 Committing to Child Survival
– ‘A Promised Renewed’ esamina la tendenza della mortalità infantile dal 1990, analizza le cause principali delle morti sotto i cinque anni, e sottolinea gli impegni nazionali e globali per salvare la vita dei bambini. I progressi compiuti fino a oggi sono dovuti agli sforzi comuni di governi, società civile e settore privato, nonché a maggiori interventi efficienti ed efficaci, così come a zanzariere trattate con insetticida, medicine, vaccini, allattamento al seno, alimenti supplementari e terapeutici, trattamenti per la reidratazione per malattie diarroiche e ad un migliore accesso a fonti di acqua pulita e servizi igienici.
Si riducono le morti prevedibili
– Il rapporto rileva una forte riduzione delle morti prevenibili di bambini in tutte le regioni del mondo, e in tutti i paesi, inclusi quelli a basso reddito. Infatti, dal 1990 alcuni dei paesi più poveri del mondo hanno raggiunto i più grandi traguardi nella sopravvivenza infantile. Alcuni paesi a basso reddito con alti tassi di mortalità infantile, come Bangladesh, Etiopia, Liberia, Malawi, Nepal e Repubblica Unita della Tanzania, hanno già ridotto i loro tassi di mortalità infantile di due terzi o più dal 1990, raggiungendo in anticipo, rispetto al 2015, l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio 4 sulla riduzione della mortalità dei bambini sotto i 5 anni.
I progressi minori in Africa occidentale e centrale
La regione dell’Africa occidentale e centrale ha registrato il livello minore di progresso nella sopravvivenza dei bambini, comparato con le altre regioni del mondo. Questa regione ha anche il più alto tasso di mortalità, con circa un bambino su 8 che muore prima dei 5 anni e non ha praticamente registrato nessuna riduzione nel numero annuale di morti di bambini dal 1990. L’inversione di rotta di questa tragica tendenza richiede un’azione immediata su fronti multipli, così come sottolineato dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. “I progressi possono e devono essere fatti“, ha detto Anthony Lake. “Quando azione concertata, solide strategie, risorse adeguate e politiche forti saranno integrate per supportare la sopravvivenza infantile e materna, un’importante riduzione della mortalità infantile non sarà solo possibile, ma anche moralmente doverosa“.
I cinque paesi dove si muore di più da piccoli
– Circa la metà dei decessi sotto i cinque anni si verificano solo in cinque paesi: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Nigeria e Pakistan. L’India (22%) e la Nigeria (13%) insieme contano oltre un terzo di tutte le morti di bambini sotto dei cinque anni. I neonati sono particolarmente a rischio. “La cura della madre e del bambino, nelle prime 24 ore di vita dalla nascita, è fondamentale per la salute e il benessere di entrambi“, dice Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS. “La metà di tutte le morti neonatali si verificano entro il primo giorno“.
Le vite della maggior parte di questi bambini potrebbero essere salvate se essi avessero accesso ad alcuni servizi di assistenza sanitaria di base, quella durante e dopo il parto; farmaci a basso costo come gli antibiotici, pratiche come il contatto pelle a pelle tra madre e neonato e l’esclusivo allattamento al seno per i primi sei mesi di vita.
Progressi e sfide in Africa
– Mentre a livello globale il tasso medio annuale di riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni è cresciuto dal 1,2% l’anno per il periodo 1990-1995 al 3,9% per il periodo 2005-2012, esso rimane insufficiente per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio n° 4. “I continui investimenti da parte dei paesi per rafforzare i sistemi sanitari sono essenziali per garantire che tutte le madri e i bambini possano disporre delle cure accessibili e di qualità di cui hanno bisogno per vivere una vita sana e produttiva” ha dichiarato Keith Hansen, che ha funzioni di Vice Presidente dello Sviluppo Umano presso il Gruppo della Banca Mondiale.
L’Africa subsahariana, in particolare, deve affrontare sfide importanti come regione con i più alti tassi di mortalità infantile nel mondo. Con un tasso di 98 morti ogni 1.000 nati, un bambino nato nell’Africa subsahariana corre un rischio 16 volte maggiore di morire prima del suo quinto compleanno di un bambino nato in un paese ad alto reddito.
fonte
www.repubblica.it

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TECHNICAL SKILLS NEED MARKET
13 september 2013
Most people in Uganda talk about practical skills as well as entrepreneurship without understanding how a market economic system works to create employment and promote development.
Under a market economy, our society is largely monetanised. Capital and most importantly the market for the goods and trained labour to produced, are crucial factors in employment creation. Unfortunately, many Ugandans think in terms of only training the people to produce goods for consumption, without considering the above factors. On one of the radio talk show, one caller asserted that if one has skills, he or she cannot fail to get what to do. The assertion made is not borne by empirical evidence. It is applied in a pre-capitalist society that is no longer in existence.
Although it may be argued that there are not enough technical colleges in Uganda, there are some that have existed for a long time, but are less popular than some secondary schools, which are accused of imparting theoretical knowledge. The technical schools mainly attract students from poor families, who cannot afford school fees for secondary education or those who failed to qualify for admission to institution of higher learning.
Why are technical schools less attractive than secondary schools? Even at a higher level, why do students prefer university theoretical knowledge to practical knowledge from tertiary technical schools? The education system which was inherited from colonialists, promotes a mind-set of hankering after white-collar jobs. Could the mind-set still be in existence if the trades from technical schools and colleges were gainful?
It seems the graduates from technical schools and colleges do not give a good experience from which other prospective students would draw a lesson. Students from technical schools in rural areas, who trained in construction, carpentry and electrical wiring, fail to get employment within their community, until they migrate to towns in search for jobs. Although it is claimed that technical schools and colleges equip their students with practical knowledge, their training is incomplete until they get hands-on experience. For that matter the graduates from technical colleges are also job-seekers rather than job-creators. Even if they could create jobs, they have to get experience.
Moreover, job-creation is not only a matter of acquiring skills. One has to have capital and market for the goods and services produced. Currently, people from rural areas, who train in building from technical schools, rot in villages because they are few people who build permanent houses. To make matters worse, the rich who build houses in rural areas go with experienced workers from the city. To be successful entrepreneurs, they have to migrate to urban areas where there is stiff competition.
The competition is worsened by the liberal economic policy of the Government – Indian traders freely import furniture and out-compete local producers. The problem of unemployment also exists in the developed countries; unemployment is common in most, if not all, capitalistic economies.
For instance more than 25% of the youth in Spain are unemployed. The education system of the developed countries is not different from ours, except that their technical education is market-oriented and their economies have many industries. Without identifying the market needs, the graduates of the proposed free technical education are most likely to become job-seekers and consequently not solve the problem of unemployment in Uganda.
The state should establish industries using the available engineers and technicians, while investing in rural areas to create market for technical education graduates.
fonte www.newvision.co.ugNdinawe Byekwaso

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SALARI TROPPO BASSI, INSEGNANTI IN SCIOPERO E SCUOLE CHIUSE
18 settembre 2013
Sono circa 160.000 i docenti della scuola pubblica in sciopero da oggi in Uganda, per ottenere un finanziamento adeguato all’istruzione e un salario di sussistenza. La contestazione nazionale è stata proclamata dall’Unione nazionale insegnanti dell’Uganda (Unatu), che denuncia i gravi problemi strutturali della scuola: edifici fatiscenti e privi di servizi, classi composte da oltre cento allievi.
Rispetto alle altre categorie del settore pubblico, i docenti risultano essere i peggio pagati: nella scuola primaria guadagnano il corrispettivo di 120 dollari al mese mentre i colleghi della secondaria ne portano a casa duecento. Per questo, i professori chiedono un aumento del 20% sul salario minimo garantito.
Il governo ha rifiutato le loro richieste adducendo i tagli ai finanziamenti internazionali in seguito allo scandalo per la frode di diversi milioni di aiuti stranieri, finiti sui contri privati di assistenti del primo ministro. “Constatiamo con dispiacere che il denaro è stato speso per i lussi dei ministri, gli svaghi, i viaggi all’estero e vogliono impiegare questi soldi per futilità come le feste di fine anno”, denuncia James Tweheyo, capo del sindacato degli insegnanti. “Abbiamo chiesto loro un po’ di buon senso, di rivedere quelle spese accessorie che tolgono a chi in questo momento ne ha maggiore bisogno. Sono stati irremovibili, questo è il punto della controversia”.
Il rappresentante ha chiesto al governo di agire perché “è il solo che ha la chiave per risolvere la situazione; se domani otterremo una risposta da chi di dovere – ha detto – gli insegnanti torneranno immediatamente in classe, a fare il proprio mestiere come sempre hanno fatto”.
fonte
www.misna.org

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BAMBINI ARMATI, PRIME VITTIME DEI GRANDI AFFARI SULLA GUERRA
18 settembre 2013
In oltre tre quarti dei conflitti nel mondo ci sono ragazzini. Non solo adolescenti, ma anche piccoli di non più di 6 anni. L’ONU ne calcola circa 250.000, ma le Ong ne contano oltre 300.000, di cui il 40% femmine. Una enorme risorsa per l’economia illegale e il crimine organizzato.
I minori sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non sono solo adolescenti, ma anche bambini di non più di 6 anni. Le Nazioni Unite ne calcolano oltre 250.000, associati a forze o a gruppi armati. Ma le Ong ne contano oltre 300.000, di cui il 40% sono bambine. Costituiscono un’enorme risorsa per economia illegale, crimine organizzato, conflitti armati.
Un fenomeno che risale (e richiama) il Medioevo – Dal Medioevo fino agli 875 milioni di armi leggere costruite per loro. L’utilizzo dei bambini in azioni militari risale, appunto, al Medioevo. Più recentemente, i bambini sono stati utilizzati durante la guerra di secessione negli Stati Uniti d’America, e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Da allora, è diventata pratica d’uso quotidiana.
Arruolare bambini ha notevoli vantaggi: costano e mangiano meno di un adulto, sono docili, facilmente controllabili e influenzabili; sono più coraggiosi degli adulti (soprattutto sotto l’effetto di droghe), vengono spesso utilizzati per missioni come spionaggio o azioni kamikaze. L’utilizzo sempre più frequente di bambini in conflitti armati ha portato l’industria bellica a studiare e produrre oltre 875 milioni di armi leggere alla portata di bambini molto piccoli.
Sono le prime vittime – I bambini che vivono in zone di guerra sono le prime vittime di carnefici che spesso hanno la loro stessa età, quelli che le Nazioni Unite definiscono: “persone sotto i 18 anni di età, che fanno parte di qualunque forza armata o gruppo armato, regolare o irregolare che sia, a qualsiasi titolo (tra cui combattenti, cuochi, facchini, messaggeri e chiunque si accompagni a tali gruppi). La definizione comprende anche le ragazze reclutate per fini sessuali e per matrimoni forzati“.
Non ci sono dati certi, precisa l’Onu, sul numero di bambini associati a forze armate, ma ne conta 250.000, mentre Ong impegnate nella salvaguardia dei diritti dell’infanzia e non solo sostengono che ve ne siano attualmente ben più di 300.000.
Le bambine soldato
– Irin, l’agenzia stampa umanitaria dell’Onu, mette in luce un dato allarmante: circa il 40% dei bambini soldato è costituito da ragazze e bambine.
Generalmente, bimbe anche di 5-6 anni, vengono rapite e sfruttate nei modi più vari: cucinare o raccogliere legna e acqua per i guerriglieri; raggiunta la pubertà, sono costrette a prestazioni sessuali, con il rischio di gravidanze premature e di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
In guerra, non sono solo utilizzate come schiave, ma anche come spie e combattenti. È questa complessità di ruoli ricoperti che ne rende ancor più difficile la riabilitazione nel momento in cui riescono, quando e se riescono, a venirne fuori.

Come si diventa ‘guerrieri’
Generalmente i bambini utilizzati in guerra sono analfabeti. Sono costretti contro la loro volontà a seguire gli eserciti governativi o ribelli. Tuttavia si verificano anche casi di arruolamento volontario per i bambini che hanno perso tutto o nel caso dei gruppi etnicamente omogenei in cui arruolarsi diventa un dovere. Dopo la cattura i capi militari addestrano i piccoli, prima con compiti di facile attuazione (trasporto d’acqua, di munizioni, di cibo), poi insegnano loro a sparare.
I bambini vengono sottoposti a torture pesanti, al termine delle quali la loro volontà è totalmente asservita ai militari. Spesso vengono anche costretti a uccidere membri della loro famiglia e della loro comunità.
Rese madri dai loro rapitori – Anche le bambine sono analfabete e una volta libere, sono confuse riguardo alle loro esperienze, al loro senso di colpa, alle aspettative delle loro famiglie. Tante sono madri di bambini avuti dai loro stessi rapitori. Si crea uno sconvolgimento, una mancanza di riferimenti univoci che rende particolarmente complicata la vita dopo la reclusione.
L’appartenenza a un forza armata può durare anche pochi giorni, seguita da una fuga o da un rilascio, ma nonostante il periodo breve si possono avere forti traumi a causa delle violenze fisiche subite. In ogni caso, maschi o femmine che siano, se riescono a uscire dai gruppi combattenti corrono un doppio rischio: quello di essere riconosciuti dai ribelli come disertori e quello di essere linciati dalle comunità di appartenenza in ricordo delle atrocità provocate.
Dove vengono reclutati
– I dati reali sul numero, sul reclutamento e sull’utilizzo dei bambini soldato sono praticamente impossibili da reperire. Uno studio approfondito di ‘Sos Villaggio dei Bambini’ cerca però di dare un quadro della situazione.
Sono più di 14 milioni i rifugiati in tutto il mondo, di cui oltre il 40% di età inferiore a 18 anni, e 25 milioni gli sfollati a causa dei conflitti, di cui oltre 36% sono minorenni. I bambini reclutati a forza provengono di solito proprio da questi gruppi a rischio: bambini di strada, bambini delle campagne, rifugiati e altri esuli. Chi sceglie di arruolarsi spontaneamente proviene spesso dagli stessi gruppi.
Un modo per sentirsi al sicuro
– Circondati dalla violenza,
questi minori si sentono più al sicuro in un gruppo combattente e con un’arma in mano. In Africa, per esempio, l’80% dei bambini soldato ha assistito a un’azione armata intorno alla propria casa, il 70% ha visto distruggere la propria abitazione, il 60% ha perso la propria famiglia in guerra. Molti hanno fatto esperienza diretta o sono stati testimoni oculari di massacri, esecuzioni sommarie, torture, violenza sessuale. Spesso i bambini soldato sono sopravvissuti allo sterminio della loro stessa famiglia.
I figli della Siria
– I dati Unicef sul numero dei bambini morti nel conflitto siriano sono fermi a luglio 2013. Non sono stati contati quelli di agosto e neanche quelli dei giorni scorsi, ma fino ad allora erano olre 6.500, un terzo dei quali aveva meno di 10 anni, decine di migliaia di feriti, circa 850.000 i profughi. “I bambini siriani vengono usati come combattenti, messaggeri e per scopi ‘interni’, come cucinare, pulire, portare l’acqua o fornire assistenza medica ai feriti a sostegno delle varie parti in conflitto” dichiara Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia. “Secondo un recente rapporto del Segretario generale Onu, le forze armate siriane hanno usato i bambini come scudi umani. Ci sono state anche una serie di accuse di impiego di ragazzini tra i 15 e i 17 anni dal parte di Shabiha (milizie affiliate al governo) in incursioni nei villaggi, dove sono in corso pesanti combattimenti”.
I soldatini del Medio Oriente. Il Medio Oriente scosso da tensioni e conflitti regionali, dove i bambini sono diventati parte integrante dei conflitti. Sono coinvolti in combattimenti di Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen. Quelli al di sotto di 15 anni, generalmente prestano servizio all’interno di gruppi islamici radicali.
L’Africa combatte quasi solo con i bambini – La Sierra Leone è al centro della violazione sui diritti umani che riguarda i bambini soldato: in 10 anni di guerra civile, i minorenni in combattimento hanno avuto un ruolo di primo piano. In Angola, il 36 % dei bambini ha prestato servizio come soldato o ha seguito le truppe in combattimento. Le Nazioni Unite valutano che nella guerra in Liberia abbiano combattutto circa 20.000 bambini, il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni.
In Uganda l’LRA, Esercito di Resistenza del Signore, è noto per essere costituito da moltissimi bambini soldato, avendo rapito oltre 15.000 bambini; ha avuto nelle proprie file il combattente armato più giovane al mondo, un bambino di 5 anni.
Anche il Sudan fa uso massiccio di bambini soldato. Le stime parlano di almeno 100.000 minori, che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra civile lunga 20 anni. Nella Repubblica Democratica del Congo, le diverse milizie che si contendono il controllo delle miniere d’oro, di coltan e diamanti, utilizzano da decenni i bambini soldato per nutrire le proprie file di combattenti.
In Sud Ameria e Oriente
– In Sud America, a partire dagli anni’90, i bambini soldato sono stati impiegati in Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù. La pratica dei bambini soldato è diffusissima anche in Asia: in Cambogia, Timor Est, India, Indonesia, Laos, Myanmar, Nepal, Pakistan, Nuova Guinea, Filippine, Sri Lanka. S
olo nel Myanmar si stima ce ne siano più di 75.000 – uno dei numeri più alti del mondo – attivi sia nell’esercito statale sia nei gruppi etnici armati che si oppongono al regime. L’80 % dei conflitti cui prendono parte dei bambini, vedono nelle proprie file combattenti sotto i 15 anni.
La voce delle isituzioni internazionali – Sulla base delle regole degli Obiettivi di sviluppo del millennio stilati dall’ONU, l’utilizzo di minori in conflitti armati disubbidisce ad almeno 3 di queste norme. Innanzi tutto, il bambino soldato è tagliato fuori dalla scuola; così come non ha accesso all’assistenza sanitaria ed esposto al rischio della vita.
Un altro organo internazionale, che tenta di tutelare i minori in luoghi di conflitto, è il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: questo, sin dal 2000, ha alzato l’età minima per la partecipazione diretta agli scontri a fuoco dai 15 ai 18 anni e vieta il servizio di leva o il reclutamento forzato al di sotto dei 18 anno. E ancora, lo statuto della Corte penale internazionale, dal 1998 classifica come crimine di guerra l’arruolamento sotto i 15 anni in forze armate.
Infine, la Convenzione n.182 del 1999 dell’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) definisce il reclutamento forzato e obbligatorio di bambini una delle “peggiori forme di lavoro minorile” e lo vieta.
fonte www.repubblica.itMarta Rizzo

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NUOVO INTERVENTO PER LA LOTTA ALL’AIDS NELLA REGIONE DELLA KARAMOJA
18 settembre 2013
A Morilinga, nel distretto di Moroto, regione della Karamoja, agenzie internazionali, ong e associazioni locali si sono riunite per condividere strategie e impegni per l’eliminazione del virus Hiv da madre a figlio (Emtct).
Il nuovo intervento strategico, denominato OptionB+, è stato recentemente adottato dal Ministero della Salute ugandese. Si tratta di un protocollo terapeutico semplificato per ridurre la trasmissione verticale dell’Hiv, oltre che la mortalità tra le donne sieropositive e tra i neonati esposti al contagio.
In un comunicato inviato all’Agenzia Fides, l’organizzazione ‘Medici con l’Africa Cuamm’ dichiara che la campagna è stata lanciata in alcune zone del paese individuate come prioritarie sulla base della prevalenza dell’Hiv. Tra queste, la regione della Karamoja dove ‘Cuamm’ è partner principale di Unicef nella implementazione del progetto che è stato presentato ufficialmente.
L’intervento riguarda tutti e 7 i distretti della regione con l’obiettivo principale di rafforzare il sistema sanitario primario per l’offerta dei servizi di prevenzione della trasmissione madre-figlio, nonché adeguati servizi sanitari materni e neonatali.
Le attività previste vanno dalla formazione dello staff locale sul trattamento antiretrovirale al rafforzamento del monitoraggio in tempo reale dei parti delle donne sieropositive per i neonati che necessitano di profilassi. ‘Cuamm’ interverrà inoltre nella fornitura di ulteriori attrezzature dove necessario, e nell’implementazione di cliniche mobili per assistere le donne che vivono a più di cinque chilometri di distanza dai centri sanitari.
Le comunità hanno coinvolto nel progetto autorità locali e leader religiosi, agenti sanitari e si sono impegnate per la formazione di gruppi di supporto. “Lavorare in quest’area è molto difficile” si legge nel comunicato. “La popolazione è composta per lo più da pastori seminomadi. Ogni mese in Karamoja 100 donne sieropositive partoriscono senza avere accesso ai servizi di prevenzione per la trasmissione verticale e ogni mese 24 neonati esposti al contagio diventano sieropositivi. Metà di loro muoiono entro i 12 mesi se non sono curati con gli antiretrovirali”.
fonte www.fides.org

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IL DRAMMA DEI BAMBINI SOLDATO DELL’ESERCITO DI RESISTENZA DEL SIGNORE
19 settembre 2013
Conosciuto per i sequestri di bambini che vengono sfruttati come soldati, l’Esercito di Resistenza del Signore, dal 1986, mantiene una guerra di opposizione contro il Governo dell’Uganda.
I ribelli entrano nelle case la notte e rapiscono i bambini, preda facile perchè non sono in grado di tornare a casa da soli, sono disciplinati e rispettano rigorosamente le regole. Molti di questi piccoli la notte cercano aiuto in rifugi che si trovano nelle città lontane della Repubblica Centroafricana, e che sono gli unici centri di accoglienza in grado di proteggerli.
In un documentario dal titolo ‘Good Night, Ouma’, si racconta la storia dei piccoli pendolari ugandesi che temendo di essere rapiti dai ribelli si rifugiano nella ‘Arca di Noé’, un centro specializzato per la loro tutela soprattutto nelle ore più critiche del giorno. Durante tutti questi anni di guerra, sono morte oltre 150 mila persone e quasi 2 milioni sono state costrette a vivere in campi profughi.
Nel mondo ci sono tra i 250 mila e i 300 mila bambini soldato che sfortunatamente non vanno a scuola, sono costretti a combattere e vengono maltrattati. Attualmente i tre paesi africani dove si concentra il maggior numero di queste piccole vittime sono la Repubblica Democratica del Congo, la Somalia e il sud Sudan.
fonte www.fides.org

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UGANDA TO BE LAUNCHED AS PRIME TOURIST DESTINATION
24 september 2013
The launch of Uganda as a prime tourist destination kicked off on Monday in high gear with hundreds flocking Boma grounds in Fort Portal; ahead of the World Tourism day on Friday.
The world tourism day is an annual exploratory and fun packed event held worldwide under different themes to promote domestic tourism and encourage all Nationals to visit the numerous attractions within their vicinity and beyond.
Speaking to New vision, Maria Mutagamba the Minister for Tourism, Wildlife and Antiquities highlighted the need for Ugandans to tour local tourism destinations in their country. “For Uganda to woo International tourists to come and tour their country. It must to begin by first converting its citizens into sector.
To match this year’s theme for the celebrations ‘Tourism and water, protecting our common future’ the prime focus will be on Mountain Rwenzori region for it’s the biggest source of fresh water and livelihood for this pearl of Africa. Isaiah Rwanyekiro the coordinator of the event has confirmed that, Uganda Wildlife Authority has waved off all fees on access fees to National Parks and tourism sites.
A five-day exhibition showcasing the various tourist attractions of Uganda, the ways of life of the people of Uganda, culture, history and tourism facilities and services is on at the Boma grounds.
The Tooro region is also expected to be dedicated as Uganda’s tourism city in a ceremony on Wednesday that will be marked by a tree planting exercise led by King Oyo Kabamba Iguru who happens to be the chief Host of the event. Other planned activities include Hiking up Mt. Rwenzori, Nature walks and community tour and swimming in the five crater lakes among other.
fonte www.newvision.co.ugSolomon Oleny

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WELL-MANAGED NATURAL RESOURCES CAN TRANSFORM AFRICAN ECONOMIES, UGANDAN PRESIDENT SAYS
With its own income flow from the exploitation of oil and gas resources, Uganda is now able to transform itself into a modern, sustainable economy, the President of the country told the high-level debate of the United Nations General Assembly today.
With the resources from oil and gas, we shall be able to fund all our infrastructure needs” Yoweri Kaguta Museveni said in his presentation on the first day of the Assembly’s annual General Debate. “The future is bright and our forward movement is irreversible” he added. Outlining Uganda’s struggle for socio-economic transformation, he said, “our biggest problem was funding; the small colonial modern economy was destroyed by Idi Amin.” Before the large-scale exploitation of miners, he said, the country had to depend on international funding for development. “Although useful, this external funding was limited, slow in coming, not always focused and erratic.” Global partnership is still critical for his country, he said, and assistance could still prove useful.
First and foremost, he stressed, partnerships should begin by working for economic and political integration of Africa and for market access to the rest of the world. In that vein, he emphasized African anger regarding “actors who are beginning to make it a habit to ignore African Union positions on African matters.
A case in point, he said, was the actions of the International Criminal Court (ICC) in relation to the elected leaders of Kenya. “The ICC, in a shallow, biased way has continued to mishandle complex African issues” he stated. “The ICC should stop … Kenya is recovering. Let her recover. Despite of some mistakes by some actors, however, his country had been able to achieve many of the Millennium Development goals” he said, concluding that  “Without any doubt, Uganda and much of Africa are moving forward robustly.” He is one of scores of leaders to speak at the annual General Assembly session at which heads of State and Government and other high-level officials will present their views and comments on issues of individual national and international relevance.
fonte allafrica.com

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NEW O’LEVEL CURRICULUM TO FOCUS ON LIFE EDUCATION
26 september 2013
A new compulsory secondary school curriculum to be introduced in 2017 will focus on Life Education, which includes sex and physical education. Speaking at a sensitization workshop for religious and cultural leaders on Life Education, one of the core learning areas in the new curriculum, Connie Kateeba, the Director NCDC said there was need to overhaul and merge related subjects. “Learners are over loaded with many related subjects with little time to read, which is why most of them are cramming rather than understanding” she said.
The curriculum, also known as the Lower Secondary Curriculum Assessment and Exam Reform (CURASSE), is set to replace the current curriculum. James Droti, a curriculum specialist at NCDC said the current curriculum is outdated as it emphasizes rote learning and subject content at the expense of acquiring skills. “In Geography, they still teach about rubber growing in Malaysia which is no more. Malaysia now grows palm oil. They also teach about the depression in the Tennessee Valley Authority in North America in its ancient state, which was long since, solved. But how relevant are these to our society?” Droti said.
CURASSE will be studied by students from senior one to senior four. It includes eight learning areas namely, Life Education, Technology and Enterprise, Languages, Social Studies, Religious Education, Science, Maths and Creative Arts.
fonte www.newvision.co.ugCecilia Okoth

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Cambio valuta: in data 30/09/2013 1 dollaro USA è pari a 2561,7 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 3458,191 scellini ugandesi.
UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli

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